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sabato 15 gennaio 2011

Il Led

Come funziona un led

Un LED (light emitting diode) è un particolare tipo di diodo che emette una piccola quantità di luce se attraversato da una corrente elettrica.


Le dimensioni ridotte di un Led

Esso è formato internamente da un chip di materiale semiconduttore ed esternamente da due filamenti, uno più corto (che indica la parte negativa del led) ed una più lunga (ovviamente la positiva). La parte negativa deve essere connessa al terminale negativo di una batteria o comunque di una sorgente elettrica a basso voltaggio (tra 1 e 4 volts).



Il Led

Come produce la luce

La luce è una forma di energia che viene rilasciata da un atomo. Questa è composta da piccolissime particelle chiamate fotoni che rappresentano la singola unità di luce.

In un atomo, ci sono differenti elettroni che si muovo in un orbita intorno al nucle. A seconda dell'orbita, un elettrone ha una certa quantità di energia. Più l'orbita è larga, più esso è carico.

Quando un elettrone passa da un orbita larga ad una inferiore, esso perde un po della sua energia e lo fa sotto forma di un fotone. Più è alta l'energia rilasciata dall'elettrone , più il fotone è potente. Il Led

Come produce la luce

La luce è una forma di energia che viene rilasciata da un atomo. Questa è composta da piccolissime particelle chiamate fotoni che rappresentano la singola unità di luce.

In un atomo, ci sono differenti elettroni che si muovo in un orbita intorno al nucle. A seconda dell'orbita, un elettrone ha una certa quantità di energia. Più l'orbita è larga, più esso è carico.

Quando un elettrone passa da un orbita larga ad una inferiore, esso perde un po della sua energia e lo fa sotto forma di un fotone. Più è alta l'energia rilasciata dall'elettrone , più il fotone è potente.

Nel nostro Led abbiamo visto come le cariche negative della regione N passano nella regione P per occupare i buchi con carica positiva. Visto che i buchi hanno un quantitativo di energia inferiore alle cariche negative, esse devono consumare della carica per poterli occupare e generano quindi fotoni (producendo la luce che vediamo).

Quando la carica negativa raggiunge quella positiva libera un fotone

Questo processo accade in tutti i diodi ma è visibile solo in quelli in cui la frequenza dei fotoni prodotti è alta e visibile dall'occhio umano. In alcuni materiali, in cui gli elettroni hanno delle quantità inferiori di elettricità, la frequenza dei fotoni è bassa e non può essere percepita dal nostro occhio.

Potete fare un semplice test usando il vostro telecomando ad infrarossi (un classico esempio di fotoni a bassa frequenza) ed una videocamera. Se vi puntate il telecomando e premete uno dei pulsanti non vedrete nessuna emissione di luce. Se fate la stessa operazione guardando il telecomando mediante la videocamera vedrete il led accendersi!




Nel nostro Led abbiamo visto come le cariche negative della regione N passano nella regione P per occupare i buchi con carica positiva. Visto che i buchi hanno un quantitativo di energia inferiore alle cariche negative, esse devono consumare della carica per poterli occupare e generano quindi fotoni (producendo la luce che vediamo).

Quando la carica negativa raggiunge quella positiva libera un fotone

Questo processo accade in tutti i diodi ma è visibile solo in quelli in cui la frequenza dei fotoni prodotti è alta e visibile dall'occhio umano. In alcuni materiali, in cui gli elettroni hanno delle quantità inferiori di elettricità, la frequenza dei fotoni è bassa e non può essere percepita dal nostro occhio.

Potete fare un semplice test usando il vostro telecomando ad infrarossi (un classico esempio di fotoni a bassa frequenza) ed una videocamera. Se vi puntate il telecomando e premete uno dei pulsanti non vedrete nessuna emissione di luce. Se fate la stessa operazione guardando il telecomando mediante la videocamera vedrete il led accendersi!

mercoledì 12 gennaio 2011

Auto elettriche

DELIBERE
Auto elettrica, l'Autorità interviene per le ricariche pubbliche
L'Aeeg selezionerà sei progetti pilota entro il 30 aprile; nuova tariffa per i servizi di rete sulle colonnine in città
11 Gennaio 2011
Link
Quanto piace l'auto elettrica? Il suo futuro tra dubbi e potenzialità
A Londra nel 2013 più colonne di ricarica che pompe di benzina
L'auto elettrica si potrà ricaricare nel garage di casa
L'Autorità per l'energia prova a superare il principale tallone d'Achille dell'auto elettrica, introducendo nuove regole e agevolazioni per le infrastrutture di ricarica. Senza una rete diffusa di colonnine dove fare il pieno di elettricità, i mezzi alimentati dalle batterie sono destinati a un'autonomia troppo limitata perché ottengano la fiducia degli automobilisti. Così una delibera dell'Autorità preme sull'acceleratore della mobilità sostenibile, lanciando una tariffa (in vigore dal primo gennaio 2011) per i servizi di rete nei punti di ricarica pubblici. I prezzi dell'energia elettrica per questi veicoli, chiarisce un comunicato dell'Aeeg, dipenderanno dal “confronto tra le diverse offerte in concorrenza sul mercato liberalizzato”.

L'obiettivo, dopo il provvedimento che aveva eliminato i vincoli normativi per installare un secondo contatore dedicato alla ricarica delle auto elettriche presso le utenze private, è promuovere la nascita di colonnine pubbliche, gestite dalle compagnie elettriche. C'è inoltre una seconda iniziativa: entro il 30 aprile, l'Autorità guidata da Alessandro Ortis selezionerà sei progetti pilota sul territorio nazionale, che riceveranno speciali agevolazioni fino al 2015 (728 euro l'anno per ogni punto di ricarica installato). L'Aeeg valuterà diversi criteri, tra cui l'efficienza delle tecnologie proposte, l'integrazione con il sistema elettrico, la capacità di fornire un servizio concorrenziale e omogeneo, il rapporto costi/benefici nella gestione delle colonnine.

“I soggetti responsabili dei progetti pilota”, spiega il comunicato, “dovranno inoltre presentare alla Direzione tariffe dell'Autorità un dettagliato rapporto semestrale e una relazione finale delle attività svolte”. L'Aeeg potrà quindi esaminare in modo approfondito le diverse esperienze sul campo, suggerendo agli operatori coinvolti altre misure estendere il servizio di ricarica su una scala più ampia.
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Il fotovoltaico corre sempre di piu

Il fotovoltaico italiano corre sempre di più
Atteso un raddoppio della potenza installata anche nel 2011; intanto diverse regioni segnano record nel numero di nuovi impianti
11 Gennaio 2011
Link
Le ambiguità del solare: corre la Germania, si ferma la Francia
Il fotovoltaico italiano sfonda il muro dei 2.000 Mw
Toscana ed Emilia-Romagna "mettono i paletti" ai parchi fotovoltaici
L'Italia è il Paese con più appeal per gli investimenti nel solare
Otto Gw nel 2020 è troppo poco per il solare italiano
Il fotovoltaico italiano continua ad allungare il passo. Dopo l'abbondante raddoppio della potenza installata nel 2010 rispetto al 2009 (1,9 Gw contro 720 Mw), il centro studi iSuppli prevede che nel 2011 la nuova capacità introdotta nel nostro Paese potrebbe sfiorare i quattro Gw. L'ultimo trimestre dello scorso anno, stando alle rilevazioni iSuppli, ha visto 975 Mw di potenza aggiuntiva, +239% dai 288 Mw dello stesso periodo del 2009 (e circa il doppio rispetto ai 487 Mw del terzo trimestre 2010). Sono stime ancora più rosee di quelle annunciate dal Gse poche settimane fa. Il 2011 dovrebbe così segnare una crescita sostenuta degli impianti solari realizzati in Italia, salvo un breve rallentamento nel primo trimestre.

Possibili rischi
Nonostante questo boom, rimane qualche incertezza all'orizzonte, che potrebbe almeno in parte rimescolare le carte in tavola per gli investitori. Ci sono ambiguità e assestamenti nel sistema italiano delle rinnovabili. Un incremento eccessivo della capacità installata, per esempio, potrebbe motivare il governo a modificare di nuovo gli incentivi del conto energia (appena entrato nella sua terza fase), creando un certo scompiglio tra gli operatori come già avvenuto in Francia nei mesi scorsi. Tra gli altri rischi, iSuppli cita la possibilità che le regioni vogliano limitare ancora di più le installazioni a terra, oltre alle difficoltà nel collegare alla rete nazionale gli impianti costruiti nel Meridione. Inoltre, solo poche regioni (Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Molise, Puglia e Basilicata) hanno varato le linee guida per le autorizzazioni dei nuovi impianti, rispettando la scadenza del primo gennaio 2011, anche se in molti casi manca l'approvazione definitiva.

I record delle regioni
Intanto si sono susseguiti diversi record nel numero delle installazioni, come segnalano gli ultimi dati Enel; è l'esempio della Toscana, con oltre 4mila impianti aggiunti lo scorso anno, soprattutto di piccola taglia da tre a venti kW (87,5% del totale). La potenza fotovoltaica complessivamente allacciata alla rete elettrica nel 2010 è pari a circa 68 Mw. Record anche per l'Umbria, con oltre 2mila nuovi impianti lo scorso anno per 26 Mw di capacità in più; l'Emilia Romagna ha superato le 6.600 connessioni di sistemi fotovoltaici nel 2010, attivando 225 Mw di pannelli solari sul territorio regionale, con le province di Bologna e Ravenna in prima fila nella corsa verso questa fonte rinnovabile.

venerdì 7 gennaio 2011

Il nuovo Conto Energia 2011-2013 è stato approvato dalla Conferenza Stato Regioni lo scorso 9 Luglio insieme alle "Linee Guida per il procedimento di attuazione alla costruzione e all'esercizio di impianti di produzione di elettricità da fonti rinnovabili".
Entrerà in vigore dal 1 gennaio del 2011, e continuerà a sostenere lo sviluppo del fotovoltaico in Italia premiando chi investe sull'energia solare con un "bonus" per ogni kWh prodotto.
I benefici del Conto Energia si continueranno a sommare a quelli relativi al risparmio sulla bolletta dell'energia elettrica rendendo molto conveniente investire in un impianto fotovoliaìco.Rispetto al precedente Conto Energia le tariffe sono state ridotte per adeguarle alla consistente diminuzione di costo degli impianti, ma rimangono molto vantaggiose.
Se consideriamo ad esempio un impianto con potenza compresa tra 1 e 3 kWp, nel 2010 in modalità di integrazione architettonica parziale si ottiene una tariffa incentivante di 0,422 euro per kWh, mentre nel primo quadrimestre del 2011 questo valore scende a 0,402 €kWh: un calo del 4,7%, molto inferiore alla discesa di prezzo degli impianti fotovoltaici.

Una novità positiva consiste nell'abolizione della distinzione fra impianti integrati e non integrati, che talvolta ha generato qualche confusione.
La durata effettiva degli incentivi è ancora di 20 anni, quindi chi installa un impianto a partire dal 2011 al 2013 avrà diritto alla stessa tariffa incentivante fino al 2031 o al 2033.

Gli impianti di potenza inferiore ai 200 kWp potranno ancora beneficiare dello "scambio sul posto", in base al quale se l'utente immette in rete più energia di quanta ne preleva può decidere se farsi riconoscere un rimborso monetario, oppure un credito da utilizzare in futuro.


Tetto di 3.000 MW
La potenza fotovoltaica incentivata nel triennio 2011-2013 ha un massimo complessivo di 3000 MW, ai quali si aggiungono 200 MW per gli impianti fotovoltaici a concentrazione (cioè strutture che convogliano le radiazioni solari su celle fotovoltaiche grazie ad un sistema di specchi), e 300 MW per "impianti fotovoltaici integrati con caratteristiche innovative". Si tratta di strutture che utilizzano moduli o componenti speciali creali e sviluppati apposta per una completa integrazione, per la sostituzione di elementi architettonici e che rispondano a determinati requisiti costruttivi e modalità di installazione.

Classificazione degli impianti
Altra novità è la divisione degli impianti in 6 differenti classi di potenza che godono di incentivi decrescenti, nel seguente ordine: - da 1 a 3kW.
- da 3 a 20kW
- da 20 a 200kW
- da 200 a 1.000 kW
- da 1.000 a 5.000 kW
- oltre i 5,000 kW.
A queste classi si aggiungono le tipologie di impianti integrati con caratteristiche innovative e impianti a concentrazione. Per entrambi si prevede una decurtazione annuale delle tariffe del 2% anziché del 6% oltre a una remunerazione maggiore, che varia a seconda delle dimensioni, rispetto agli impianti tradizionali. Inoltre particolari tipi di impianti sono beneficiari di ulteriori premi aggiuntivi.
È il caso degli impianti "a scambio prevedibile" che godono di un aumento del 20% sulla tariffa di riferimento. Si tratta di installazioni che effettuano, per almeno 300 giorni l'anno, uno scambio con la rete elettrica pubblica regolato su un orario preciso. Ulteriori bonus del 5% sono previsti invece per impiantì realizzati su edifici che siano collocati presso aree industriali, commerciali, siti contaminati, cave esaurite o aree di pertinenza di discariche.
LEGGE CONTO ENERGIA: INCENTIVI STATALI E ENERGIE RINNOVABILI: FOTOVOLTAICO. CAMBIAMENTI SIGNIFICATIVI DAL 1° GENNAIO 2011
 
Ogni anno, si sa, per effetto degli accordi intercorsi durante le delibere e successivi promulgamenti delle Leggi Conto Energia, gli incentivi statali del GSE vanno via via riducendosi...oltre a questo fatto vi è un altro profondo e non di certo meno importante cambiamento: cadono le differenze architettoniche tra impianti parzialmente e totalmente integrato. Dal 2011 infatti parleremo di:

- impianto fotovoltaico SU EDIFICIO (TETTO)

- impianto fotovoltaico di altro tipo (SU TERRENO; SU ACQUA -vedi nostra pagina impianti fotovoltaici galleggianti -)




ma per ovviare a questa diminuzione dell'incentivo, è nata una nuova voce: IMPIANTI FOTOVOLTAICI INTEGRATI CON CARATTERISTICHE INNOVATIVE,
D.M. 6/8/2010
Beneficiari possono essere: Persone fisiche, Persone giuridiche, Soggetti pubblici
Condomini di unità abitative e/o di edifici

L'impianto per essere considerato tale deve avere i seguenti requisiti:

- Impianti connessi in rete/piccoli reti isolate
- Potenza impianto tra 1 kWp e 5 MWp compresi
- Conformità alle regole tecniche seguenti:

per i moduli sono previste le seguenti norme:
CEI EN 61215 (CEI 82-8) per Moduli fotovoltaici in silicio cristallino
CEI EN 61646 (CEI 82-12) per Moduli fotovoltaici a film sottile
CEI EN 61108 (CEI 82-30) per Moduli e sistemi fotovoltaici a concentrazione
Nel caso di impianti fotovoltaici integrati con caratteristiche innovative si possono utilizzare moduli che non rispettano le EN 61215/61646 nel solo caso in cui non sono presenti in commercio dei moduli certificati che potrebbero svolgere la stessa tipologia di integrazione. In questi casi è richiesta solo una dichiarazione del costruttore che certifica la compatibilità del modulo con le norme di cui sopra.

Nel caso di impianti fotovoltaici a concentrazione, fino al 31/12/2011, si possono utilizzare moduli che non rispettano le EN 61108 a patto che sia stato avviato il processo di certificazione e che venga comunque rispettata la Guida CEI 82-25.

- Componenti nuovi o comunque non utilizzati in precedenza in altri impianti
- Le caratteristiche tecniche che devono rispettare i moduli sono:

progettati per sostituire elementi architettonici di edifici
devono avere innovazioni di carattere tecnologico
oltre alla produzione di energia devono svolgere una delle seguenti funzioni: regolazione termica edificio, tenuta all’acqua, tenuta meccanica
Inoltre l’installazione dovrà essere realizzata facendo in modo che i moduli devono svolgere una funzione di rivestimento di parti dell’edificio e integrarsi armoniosamente nel disegno architettonico dell’edificio stesso.
Tariffe incentivanti

Per impianti nuovi o rifacimento totale o potenziamento, in esercizio dopo il 31/12/2010
Le tariffe per il 2011 sono indicate nella tabella sotto riportata
Per il 2012 e 2013 le tariffe si ottengono dalla tabella decurtata del 2% all’anno
Per 2014 e anni successivi seguirà nuovo Decreto. In assenza di questo si applicherà un'ulteriore decurtazione del 2% annuo
La durata dell’incentivo è di 20 anni dalla data di entrata in esercizio dell’impianto
La tariffa è a moneta costante nei 20 anni
E’ possibile il premio per uso efficiente dell’energia (solo per impianti su edifici in SSP)

ossia tutti quegli impianti fotovoltaici realizzati con integrazione architettonica totale, ossia i pannelli al posto della copertura, e che utilizzano un determinato tipo di pannello a carattere tecnologicamente innovativo (vedi ad esempio le tegole fotovoltaiche)

Inoltre avremo delle differenze riguardo gli incentivi in relazione al periodo di entrata in esercizio dell'impianto fotovoltaico.

Ecco la tabella Incentivi statali del GSE 2011 su impianti standard.

 
Intervallo di potenza Impianti entrati in esercizio dal 31-12-2010 al 30-04-2011 Impianti entrati in esercizio dal 30-04--2010 al 31-08-2011  Impianti entrati in esercizio dal 31-08
Abbiamo però come detto sopra la nuova categoria di impianti realizzati con caratteristiche innovative, che vengono "premiati" come segue:
Impianti Fotovoltaici Integrati con caratteristiche Innovative
Intervallo di Potenza Tariffa Incentico Corrispondente
Kw € / kW
A 1

B 20 < P < 200 0.40 €
C P < 200 0.37 €
 
E' stata alzata la potenza oggetto degli incentivi, da 1200 MW fino ai 3000 MW, a cui si aggiungono 200 MW per impianti fotovoltaici a concentrazione, ossia quegli impianti che usano specchi o lenti per indirizzare molta "luce" su una superficie ridotta ricoperta di celle fotovoltaiche ad alta efficienza; e infine 300 mW per gli impianti denominati "ad alta integrazione architettonica", come visto sopra, ossia con caratteristiche tecnico-tecnologiche innovative.

giovedì 6 gennaio 2011

Breve storia del pannello solare termico:
Già i Romani avevano sviluppato dei sistemi di riscaldamento delle abitazioni e dell' acqua basati sull'utilizzo dell'energia solare e dell'effetto serra creato dal vetro, ma molti secoli dovevano passare prima che si pensasse di sfruttare in modo sistematico le inesauribili risorse solari. 1767 Horace-Bénédict de Saussure, naturalista, geologo e fisico di Ginevra, costruí il primo esempio di pannello solare, detto “eliometro”.
Era un dispositivo molto semplice, costituito da una scatola di legno foderata di sughero nero, sulla parte superiore della quale erano applicati tre strati di vetro posti ad opportuna distanza: la temperatura all'interno della scatola arrivava a 109 °C.
Lo scienziato inoltre dimostrò che questa temperatura era indipendente dall'altitudine, a parità di esposizione: durante una famosa spedizione sul Monte Bianco rilevò infatti gli stessi valori.
L'astronomo John Herschel usò un dispositivo analogo per cucinare il cibo nella sua spedizione in Africa nel 1830, inaugurando una tecnica di cottura oggi detta cooking, un sistema ecologico che produce buoni risultati e permette a molte popolazioni povere di cucinare evitando l'uso del legno.
Qualche anno dopo il francese Auguste Mouchot pensò di sfruttare l'energia solare per la produzione di energia meccanica, con l'intento di ridurre la dipendenza dal carbone dell'industria del suo Paese.
Brevettò cosí il primo motore, della potenza di 1 KW, e il suo progetto convinse i politici del tempo, in particolare Napoleone III, che gli assicuròi fondi per continuare le sue ricerche. basso prezzo del carbone però lasciò nell'ombra i grandi progressi tecnici fatti.
Gli ultimi anni del 1800 videro notevoli progressi su diversi fronti: nel 1878 l'inglese William Adams cominciò la costruzione della prima torre a concentrazione per la produzione di energia elettrica, e nel 1885 il francese Charles Tellier utilizzòpannelli piani per la produzione di vapore. oltreoceano ci si dedicava a questo tipo di studi: nello stesso periodo infatti, John Ericsson inventò i primi pannelli parabolici e li applicò a vari motori solari, seguito da Frank Shuman nel 1906. Shuman costruí un impianto in Egitto che, grazie a concentratori distribuiti su una superficie di 4000 m2, forniva una potenza di circa 300 KW.
Il primo sistema commerciale per la produzione di acqua calda fu brevettato dall’Americano Clarence Kemp nel 1891.
Già nel 1897 un terzo delle case di Pasadena, in California, erano dotate di dispositivi solari per il riscaldamento della acqua.
Dal 1920 in poi si diffuse nelle regioni maggiormente soleggiate degli Stati Uniti, come Florida e California, il cosiddetto "day and night water heater", che era in grado di fornire acqua calda durante tutto il giorno (era un sistema a circolazione naturale in cui l’acqua veniva accumulata in un serbatoio posto più in alto dei collettori piani).
Pochi anni dopo, intorno al 1935 fu realizzato il primo edificio in cui l’impianto di riscaldamento utilizzava una serie di collettori solari per ottenere il fluido scaldante.Negli anni '50 gli scaldacqua solari si diffusero particolarmente, grazie all’introduzione di sistemi più efficienti; i dati relativi a quegli anni parlano di 250.000 piccoli impianti in Giappone, 50.000 negli Stati Uniti (Florida e California soprattutto) ed un discreto numero in Australia, Israele e Sud Africa.Un nuovo forte impulso allo sviluppo di questa tecnologia fu dato dalla crisi petrolifera agli inizi degli anni '70.
Nell’ultimo decennio si è assistito ad un forte sviluppo del solare termico in virtù delle migliorate prestazioni di tali impianti, di una raggiunta maturità ambientale in molti paesi industrializzati e del fondamentale intervento dei loro governi per lo sviluppo di tale tecnologia.
Oggigiorno i sistemi solari per scaldare l'acqua sono in genere utilizzati per gli usi domestici di singole famiglie, per il riscaldamento degli ambienti e per il riscaldamento dell’acqua delle piscine.
Gli impianti per uso domestico sono in media di 4-6 m2, con serbatoio di 150-300 litri, che consentono di produrre acqua calda a “bassa” temperatura (55-65 °C), tuttavia adatte agli usi di cucina, bagni, riscaldamento.
L'energia disponibile (alle nostre latitudini) alle utenze nelle 24 ore è dell'ordine di 1,5-3,5 kWh per ogni m2 di superficie del collettore, rispettivamente in inverno e in estate con cielo sereno.
Nei paesi in cui la ricerca è più avanzata, in aggiunta agli impianti di tipo unifamiliare, sono stati realizzati, a scopo dimostrativo o nell'ambito di programmi sovvenzionati, impianti a collettori solari piani centralizzati, i quali aprono nuove prospettive di applicazione di questa tecnologia.
In Germania, impianti fino a 3.500 m2, con serbatoi per l'acqua calda di alcune centinaia di m3, sono stati installati per il riscaldamento di appartamenti, con sistemi di distribuzione e conteggio del calore, di alberghi, di impianti sportivi, di aziende manifatturiere.
Di particolare interesse gli impianti per il riscaldamento dell'acqua delle piscine (possono fornire fino al 100% delle necessità termiche delle piscine), realizzati in genere con pannelli in polipropilene sono inoltre i più semplici da installare della categoria, e possono ripagarsi anche in un anno e mezzo.Recenti applicazioni "ibride" riscaldano il fluido vettore utilizzando il retro di pannelli fotovoltaici, ottenendo anche il risultato di abbassare la temperatura di questi ultimi, con beneficio per la loro efficienza.Infine, la disponibilità di nuove tecnologie per la costruzione di edifici (per esempio i nuovi materiali isolanti termicamente e trasparenti alla luce) sta aprendo anche la strada alla possibilità di utilizzare i pannelli solari nella climatizzazione invernale e estiva di abitazioni e edifici. A Friburgo, il Fraunhofer Institute for Solar Energy Systems sta sperimentando da anni un nuovo tipo di abitazione climatizzata tutto l'anno solo con l'energia solare.
I pannelli solari in Italia Le prime ricerche sistematiche per il riscaldamento solare dell'acqua furono effettuate in Italia agli inizi degli anni '60 dal Politecnico di Milano nell'ambito di un programma finanziato dal CNR, che comprendeva la sperimentazione di diverse tipologie di impianto a Cortina d'Ampezzo.
I primi modelli di scaldacqua solari commerciali iniziarono a diffondersi intorno al 1975. Agli inizi degli anni '80 l'ENEL promosse una campagna per l'installazione nel nostro paese di 100.000 m2 di collettori solari, che, tuttavia, in assenza di riferimenti normativi per la loro produzione e installazione, non ebbe il successo previsto.
Oggi la diffusione dei collettori solari sta avendo un nuovo momento di slancio, grazie a programmi a carattere nazionale e regionale.

lunedì 3 gennaio 2011

Il flusso dell'energia fotovoltaica

Qual è il percorso , il flusso, di energia elettrica che si crea col proprio impianto fotovoltaico ? L’energia prodotta viene direttamente immessa in rete o viene prima contabilizzata e filtrata? Qual è il percorso che l’energia auto-prodotta fa prima di entrare in rete o prima di essere consumata?

L’energia prodotta con un impianto fotovoltaico viene misurata da un primo contatore, che sarà poi utile per il conteggio ai fini dell’emissione della tariffa incentivante, a prescindere dall’uso effettivo che verrà fatta di questa energia elettrica (autoconsumo o immissione in rete).

Un secondo contatore, contatore bidirezionale, posto tra la rete elettrica e la mia uenza, misura poi le quantità di energia in entrata e in uscita dalla mia utenza. Questo sarà utile , invece, ai fini delle compensazioni dello scambio sul posto o della vendita dell’energia.

In questa immagine è raffigurato lo schema del flusso dell’energia prodotta , immessa e prelevata dalla rete.

In sintesi:

il mio impianto produce di giorno una quantità di energia, misurata da un primo contatore (M1). Poi: questa energia può essere direttamente posta al servizio dei miei consumi (C), oppure può passare da un secondo contatore che ne registra l’immissione in rete (U). Viene contabilizzata in uscita, quindi, solo quella parte di corrente elettrica che non viene immediatamente consumata dalla mia utenza domestica.

D’altra parte, invece, la rete mi mette a disposizione l’energia che mi serve nei momenti di non produzione del mio impianto: l’energia in entrata (E), viene conteggiata dal secondo contatore ed entra direttamente nella mia utenza.

Se sono in regime di scambio sul posto, questa quantità, andrà a compensare l’energia precedentemente immessa, ovvero l’energia prodotta e non immediatamente auto-consumata.

Nello schema riportato:

P = energia prodotta dall’impianto fotovoltaico (che è l’ energia incentivata, ovvero pagata con le tariffe incentivanti)
E = energia prelevata dalla rete (pagata con la bolletta elettrica)
U = energia prodotta dall’impianto fotovoltaico e immessa in rete (ovvero l’energia non immediatamente auto-consumata)
C = energia consumata dalle utenze (che può essere o quella auto-prodotta o quella prelevata)
M1= contatore dell’energia prodotta dall’impianto fotovoltaico (quello che si guarda per la tariffa incentivante)
M2 = contatore di misura “bidirezionale“ dell’energia scambiata con la rete (quello che si guarda per lo scambio sul posto)
La risultante di tutte queste contabilizzazioni e misurazione è il Bilancio energetico del sistema




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